“There is no second”: storia dell’America’s Cup, la Regata Regina. Parte 3.

L’equipaggio americano si trova nel vecchio continente, ospite del Royal Yacht Squadron, da quasi tre mesi. I velieri sono pronti a sfidarsi nelle acque britanniche per una regata che rimarrà nella storia.

Nella parte 2 della nostra storia (a proposito, avete capito come è nata la rivalità tra i due Yacht Club nella puntata #1?) abbiamo visto la preparazione di America, la goletta del New York Yacht Club, capitanata da Richard “Old Dick” Brown, che si appresta a sfidare l’imponente flotta britannica del Royal Yacht Squadron nelle acque di fronte all’Isola di Wight…

 

Parte III: Spiegare le vele

Giorno dopo giorno si arriva finalmente al 22 agosto 1851. Tutto è pronto per il Queen’s Course: ore 10, colpo di cannone. È il segnale della partenza.

Il regolamento prevede che le barche partano dal posto di fonda, ossia da dove hanno deciso di ancorarsi. La ciurma di Old Dick (17 marinai più il capitano) non inizia bene: alcuni problemi nel levare l’ancora fanno perdere minuti preziosi. Non era certo l’avvio che si aspettavano e che speravano. E allora non resta che spiegare le vele e gettarsi all’inseguimento.

In mezzo al mare sorge un battello-faro, erto per segnalare il basso fondale. Gli inglesi procedono a un ritmo sostenuto e, come d’abitudine, passano al suo esterno. Lo skipper americano ha però letto con attenzione il Regolamento di Regata: non c’è la minima traccia di una regola che imponga di passare all’esterno del faro, che non viene praticamente neanche nominato. Captain Richard Brown urla le istruzioni ai suoi uomini: passare all’interno del faro, e compiere in tal modo una rotta ben più breve dei rivali. Questa astuta mossa di Brown permette ai suoi uomini di mettere nel mirino la Gipsy Queen, alla testa della flotta dall’inizio della regata.

America è agile, ed è capitanata da un uomo fermo, deciso e astuto; la sua ciurma non è spinta solo dall’amore per il mare, non solo dal gusto per la competizione, non solo dalla ricerca della gloria. Riesce a raggiungere e superare la Gipsy Queen e mettersi al comando della flotta. L’onda dell’entusiasmo e della grinta è un propulsore che spinge quasi più del vento che soffia nelle vele, e America accelera sempre di più, staccando i rivali inglesi. La Gipsy Queen non riuscirà nemmeno a terminare la gara. Intanto America avanza, miglio dopo miglio.

Nel frattempo, sulla terraferma, la Regina Vittoria è seduta nella sua comoda postazione, occhi puntati sul mare. Il 22 agosto fa caldo e starebbe meglio all’ombra, ma questa regata è un evento non da poco. Attende l’arrivo delle prime barche, che regatano da 10 ore. D’un tratto nella classica nebbiolina inglese di fine pomeriggio si intravede la sagoma della prima vela. Man mano che si avvicina il profilo si delinea meglio: non si tratta di nessuna delle 14 navi della flotta inglese.

America avanza fiera e inesorabile, davanti ad un Inghilterra esterrefatta, e soprattutto da sola: il distacco è tale che le vele degli avversari non si intravedono neanche. La Regina si rende conto dell’ormai certa vittoria di Old Dick e del New York Yacht Club, e chiede di sapere chi sia il secondo. La risposta rimarrà nella storia, emblema dello spirito della Regata per eccellenza, in cui si naviga solo per vincere: “Your Majesty, there is no second”, “Sua Altezza, non c’è nessun secondo”. Il 22 agosto 1851, poco dopo le 20:30, nasceva una Leggenda, nasceva l’America’s Cup, la Regata Regina.